13 06 29 Predigt von Nuntius Périsset zum Hochfest der Hl. Apostel Peter und Paul in Posen

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Predica del Nunzio Apostolica in Germania
Jean-Claude Périsset

 SOLENNITÀ dei  SANTI  APOSTOLI  PIETRO  e  PAOLO

Poznan, 29 giugno 2013




Eccellenza Monsignor Arcivescovo e caro Fratello nell’episcopato!
Cari Fratelli nell’episcopato, sacerdozio e diaconato!
Fratelli e Sorelle nella fede!

“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16)
“Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18)

Queste due asserzioni sono le due faccia della medesima realtà, e si rispondono a vicenda, anche se il loro contenuto è ben diverso. Per noi sono espressioni di fede, che hanno conseguenze oggi per ciascuno di noi. La prima esprime la fede di Pietro in Cristo, a nome dei discepoli, perché Gesù chiese loro “per voi però chi sono” (Mt 16, 15), e Gesù dichiara subito che si tratta di un dono venuto dal Padre: “beato tu, Simon figlio di Iona, perché non la carne, né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il mio Padre in cielo” (Mt 16, 17).  Dunque, espressione della fede che è un dono di Dio. La seconda asserzione risponde alla missione di Cristo, il quale è la “pietra angolare” (cfr. Ef 2, 20), perché siamo noi stessi edificati sul fondamento della costruzione le cui fondamenta sono gli Apostoli ed i Profeti (cf. ibid.). Di più, Cristo “pietra” è sempre vivente, sorgente di vita, come lo scrive San Paolo ai Corinzi, nel parlare dell’esodo del Popolo eletto, salvato dalla schiavitù d’Egitto, facendo esplicito appello a questa fonte misteriosa dalla quale scorgeva acqua nel deserto, aggiungendo: “hanno bevuto di fatti da una rocca spirituale, che li accompagnava, e questa pietra era Cristo” (I Cor 10, 4).

Vogliamo pertanto, durante questo Anno della Fede, meditare qualche istante sul significato di queste due frasi, cosi importante per la nostra vita di fede, per la nostra condizione di membri della chiesa, “edificati sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti” (Ef. 2, 20). Si tratta di due sentenze che esprimono la fede, creatrici nel provocare una nostra reazione, e portatrici di grazia. È perché fanno parte della nostra fede, che agiscono in noi oggi, come lungo i secoli, nel contribuire alla crescita ed all’unità della Chiesa, di modo che siamo anche noi pienamente viventi nel Popolo di Dio, che si chiama la Chiesa di Cristo. Possiamo considerare la storia bi-millenaria della Chiesa, per capire che solo in Cristo abbiamo la pienezza della salvezza, come già lo disse l’Apostolo Pietro ai membri del Sinedrio, quando assieme a San Giovanni venne arrestato la prima volta: ”Questo è la pietra che voi costruttori avete scartata e che è diventata pietra angolare. Poiché non v’è altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, nel quale dobbiamo essere salvati” (Atti 4, 11-12). Di più, costatiamo che quanti si sono allontanati da Pietro, hanno perso slancio nella fede, e provocato sempre maggiormente la disgregazione dell’unica Chiesa di Cristo. Al contrario, quanti sono rimasti fondati sulla pietra che è Pietro, hanno contribuito magnificamente all’espansione della Chiesa, come lo provano i grandi fondatori di Ordini, venuti a Roma far riconoscere il loro carisma; un San Francesco, un San Domenico, un Sant’Ignazio da Loyola, e nei nostri giorni un Santo Josémaria.

1.- Due sentenze che esprimono la fede, si! perché tutto l’operato di Cristo in mezzo a noi non si può capire fuori della fede. Chi legge i Vangeli come delle novelle, racconti storici di fatti solo umani, non può attingere al significato di quanto riportato. Di fatti, tutto comincia da Abramo, quando egli fu chiamato da Dio per andare in un Paese dove potrà vivere appieno la sua fede nel Dio unico, creatore del cielo e della terra, per diventare padre di un popolo nuovo, il Popolo di Dio, il popolo dei credenti (cfr. Gen. 12, 1-2); perciò Abramo è chiamato “padre dei credenti”.

Quando Pietro dice che Gesù è il “Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16), Gesù conferma immediatamente e chiaramente che si tratta di una professione di fede, dono del Padre suo che sta nei cieli. Il riconoscimento di Gesù come Figlio di Dio, come Salvatore, non nasce da noi, ma viene dall’alto. Tutta la storia della salvezza prova che all’inizio di qualunque evento di salvezza, v’è un atto di fede: per es. Mosè davanti al roveto ardente, perché togliendosi le scarpe per avvicinarsi, come glielo dice la voce di Dio, manifesta essere disponibile ad ascoltare la voce di Dio che lo sceglie per liberare il suo Popolo dalla schiavitù dell’Egitto (cfr. Gen 3); di pari modo la Vergine Maria, nella visita dell’angelo Gabriele, riflette su quanto le viene chiesto, e conoscendo che è la volontà di Dio, esprime la sua piena adesione “ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola” (Lc 1, 38).

Pertanto anche per Pietro, la sua professione di fede lo d
ispone a ricevere una missione che Gesù gli affida nel chiamarlo Pietro, pietra sulla quale edificherà la sua Chiesa. Da parte di Gesù, si tratta di dare alla sua Chiesa la forma che meglio servirà la vita e l’espansione della Chiesa. V’è necessità di un centro d’unità di un Popolo che si estenderà fino ai confini della terra, fino alla fine del mondo, come detto da Gesù ai suoi discepoli prima di lasciare questa terra: “andate in tutto il mondo, e da tutti i popoli fate dei discepoli” (Mt 28, 19). La liberazione miracolosa di Pietro dalla prigione di Erode rende possibile per lui compiere questa missione evangelica, e da prova dell’assistenza di Dio ai suoi Apostolici, e oggi a noi tutti battezzati e cresimati, incaricati di portare nel mondo la Buona Notizia della salvezza in Cristo. Sarà poi nel corso della storia che l’importanza di questa missione affidata a Pietro verrà sempre meglio capita e vissuta, fino ai nostri giorni. Quale Successore di Pietro, latore di questa missione propria di fare l’unità della Chiesa di Cristo, il Papa è quello che ci rende forti nella fede, perché siamo fondati su di lui, nell’accettazione del suo insegnamento e delle decisioni che egli prende per la Chiesa intera.

2. Queste due sentenze sono anche creatrici di fatti che appartengono al mondo della fede e che hanno nel mondo la loro identità propria. Non senza motivi, il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica Lumen gentium dice che “la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano” (L.G. N. 1), per cui vi sono elementi che appartengono a questo mondo, come le diocesi e parrocchie, la liturgia nel suo apparato esterno, ed elementi che sono spirituali, come i sette sacramenti nel conferire la grazia di Dio, gli atti di carità che esprimono la presenza del Dio Amore, la “communio” di tutti i fedeli nella medesima fede in Cristo.

Quando Pietro professa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, egli esprime nello stesso tempo un suo rapporto nuovo con Gesù. La gente teneva Gesù per un profeta, per Giovanni Battista tornato a vita, per Elia o Geremia, o uno dei profeti. La gente del suo paese, Nazareth, aveva difficoltà a riconoscere la sua autorità, e lo considerava solo quale figlio del falegname (cf. Mt 13, 55). Pertanto, Pietro esprime nella sua professione di fede la realtà profonda di Gesù, di quel “Figlio di Dio” (Lc 1, 35), come disse l’angelo Gabriele a Maria del figlio che ella darà al mondo, il giorno dell’Annunciazione. Anche Maria ebbe da crescere in questa fede nel suo figlio, quale “Figlio di Dio”, perché più volte viene detto che ella meditava tutte queste cose nel suo cuore (cfr. Lc 2, 19 e 51). Pietro avrà più volte difficoltà a riconoscere la volontà del Figlio di Dio, contrario all’annuncio della passione – e ciò proprio dopo la sua professione di fede – (cfr. Mt 16, 21-23), quando non volle lasciarsi lavare i piedi (cfr. Giov 13, 6-11), quando lo ha rinnegato dicendo di non conoscerlo (cfr. Giov 18, 15-27). Questa difficoltà di agire conformemente alla fede ci invita a non perdere coraggio, quando abbiamo difficoltà nella nostra fedeltà a Cristo, quando si vedono nella Chiesa – purtroppo – difetti e comportamenti che mettono la nostra fede a prova. L’unica salvezza in questi momenti di sofferenza e di dubbio, è di ricorrere a Cristo, e dirGli, come San Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Forse una visita in chiesa, ed un momento di preghiera davanti al Santissimo presente nel Tabernacolo, ci aiuteranno a rasserenare le nostre anime, a ritrovare la gioia della fede in Cristo, a riprendere il nostro posto nella Chiesa di Cristo, se necessario dopo avere ricevuto il Sacramento della riconciliazione. Se abbiamo rinnegato Cristo, come Pietro, il nostro pianto ci riporta serenità, e ci rende pienamente vivi nel gregge di Cristo nostro unico Pastore e Salvatore.

Per questo è importante, anche per noi, quanto detto da Gesù a Pietro: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18), perché nell’utilizzare i mezzi che la Chiesa ci offre per la nostra conversione, ritroviamo la pienezza della salvezza. Questa parola di Gesù è creatrice non solo per Pietro, che con Lui ci fortifica nella fede e ci offre i mezzi di salvezza, ma anche per noi che riceviamo questo ministero del Buon Pastore, attraverso quelli che egli ha scelto per annunciare la Buona Novella della Salvezza, per aprire mediante i Sacramenti le fonti della grazia, per renderci membri del Popolo eletto nella nostra partecipazione alle opere della Chiesa. La stessa cosa testimonia San Paolo nella sua lettera a Timoteo, della quale abbiamo appena letto un brano, quando egli esprime la sua fiducia in Cristo che lo “libererà da ogni male e lo salverà per il suo regno eterno” (2 Tm 4,18).

3.-  queste due sentenze sono dunque portatrici di grazia, per noi oggi come lungo i secoli dell’espansione della Chiesa nel mondo. Anche se il dogma dell’infallibilità del Papa, quale Successore di Pietro, è stata esplicitamente definita solo nel Concilio Vaticano I, nel 1870, la realtà di questo ministero è stata vissuta dagli inizi della Chiesa, in varie forme. Per es. quando Pietro stesso scrive alla Chiesa della Diaspora dell’Asia minore per sostenere la loro fedeltà nella fede in Cristo; quando il suo terzo successore, San Clemente, scrive ai Corinzi per dirimere tensioni in seno alla loro comunità; quando un Papa Gregorio magno manda Agostino dal Convento sul Coelio, per ravvivare la fede cattolica in Inghilterra; quando i fratelli Cirillo e Metodio vengono a Roma per far riconoscere come legittimo la loro missione presso i popoli slavi; e così via. La pietra scelta da Cristo per edificare la sua Chiesa è stata lungo i secoli come oggi, il punto di riferimento necessario ed indispensabile alla missione della Chiesa, come mezzo di salvezza e portatrice di grazie nel mondo. Perciò, possiamo ringraziare Dio per quanto abbiamo noi stessi ricevuto dal ministero di Pietro in questi ultimi decenni, in particolare dal Concilio Vaticano II convocato da Papa Giovanni XXIII e portato a termine da Papa Paolo VI, e poi con Papa Giovanni Paolo II, il vostro connazionale, che ci ha invitato tutti a prendere la nostra parte nella Nuova Evangelizzazione, di cui si è fatto particolarmente promotore Papa Benedetto XVI con questo Anno della Fede, che ci permette di riflettere sempre più intensamente sui motivi per cui crediamo in Cristo, Figlio di Dio, nostro Salvatore; e oggi da Papa Francesco che con la parola e l’esempio ci riporta ai valori evangelici fondamentali nell’imitazione di Cristo sull’esempio del Poverello di Assisi.

Quando Pietro espresse la sua fede in Cristo Figlio di Dio, egli era totalmente sotto la protezione di Dio, come glielo disse Gesù: “beato tu, Simon figlio di Iona, perché non la carne, né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il mio Padre in cielo” (Mt 16, 17). Lo stesso succede per noi, perché non v’è fede che non proceda dal Padre delle Luci (cfr. Mt 5, 45), sapendo che Cristo è la “Luce venuta in questo mondo” (Giov 1, 9). Perciò, dobbiamo dirgli, come Pietro: “a chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna” (Giov 6, 68), allorché la folla aveva abbandonato Gesù che prometteva di dare il suo Corpo in cibo di vita eterna, in seguito alla moltiplicazione dei pani (cfr. Giov 6, 22-66). 

Riassumendo la nostra meditazione sul Vangelo di oggi, rendiamo grazie a Dio per la fede che Egli ci ha dato il giorno del nostro Battesimo; rallegriamoci di essere fedeli ai suoi doni, nel partecipare all’Eucaristia, per ricevere il Pane vivo che viene dal cielo, e per ascoltare la Parola di Vita; preghiamo per i nostri Sacerdoti e Vescovi, che nell’unità con il Vescovo di Roma, il Papa successore di Pietro, ci trasmettono l’insegnamento di Cristo e ci procurano i mezzi di salvezza, perché “non solo di pane vive l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4).

Amen!